Sarò un po’ la voce fuori dal coro. Ogni volta che parlo con i miei amici di ZeroCalcare, ricevo quasi sempre la stessa risposta: sì, belli i fumetti del blog, ma non ho mai comprato un suo libro. E dire che Zero ne ha pubblicati ben cinque, uno meglio venduto dell’altro. E ogni volta si grida al miracolo, al capolavoro: ogni ultimo fumetto di ZeroCalcare è il migliore, lui è maturato molto come fumettista, etc etc.

E invece, no. Non sono per nulla d’accordo. Di tutti i fumetti pubblicati da Calcare l’unico che salvo è Ogni maledetto lunedì (su due), per il semplice fatto che si tratta delle ‘storielle’ del blog. Il vero successo Zero lo ha avuto grazie al suo blog, ai suoi lettori, alle storie brevi in cui tutti i nerd nati negli anni ’80 potevano riconoscersi; poi, il declino. Dopo aver conosciuto Makkox, che lo ha promosso e spinto nel bel mondo dei fumettisti romani, Zero ha un po’ tradito se stesso: e come Makkox cerca di essere sempre un po’ più incomprensibile, perché fare il (bel?) tenebroso ermetico che –nessuno-capisce fa molto intellettuale.

E Dimentica il mio nome è sulla stessa scia. E’ la storia di Zero e della sua famiglia, e fin qui niente di male, sempre raccontata a capitoletti stile blog. Ma qui non si ride affatto: è una storia triste, direte voi. Ma al di là del lutto iniziale, c’era una storia corposa e bellissima da raccontare. Insomma, Zero aveva una famiglia di truffatori, che cambiavano identità ogni tre per due, e invece di raccontarci aneddoti – magari anche inventati, perché no – decide di mettere in mezzo delle volpi di cui non si capisce bene il ruolo, e poi la storia finisce.

Non nego che ci siano passaggi molto belli nei suoi libri, ma si ripetono un po’ tutti: la paura di crescere, la sicurezza della figura materna, il momento in cui si diventa grandi e così via. E come mai tutte (dico tutte!) le recensioni che leggo sono sempre positive? Tutti che si sganasciano dalle risate, che definiscono Zero un genio e il libro un capolavoro, la stampa lo osanna, ogni nerd blog ne parla benissimo. Forse, perdonatemi, sarò io un po’ troppo vecchia, ma Zero non rende fuori dal suo bellissimo blog. Sono quelle le storie che fanno ridere e riflettere, fatte forse solo per divertimento.

Ah, e poi, quel cartonato: bellissimo e tutto, ma 18 euro…

6 Comments

  1. Giovanni L'ape Reply

    Leggendo i commenti di anobii la tua singola stellina mi ha molto incuriosito, finalmente una voce fuori dal coro. Non sono uno che odia tutto quello che va per la maggiore e ama tutto quello che è controcorrente, anzi, tuttavia mi piace leggere voci fuori dal coro. Ammetto anche che, come te, preferisco le storielle del blog al libri in genere, vale per Zerocalcare come per tutti, temo sia solo una questione di gusto mia, non abbastanza quindi per scriverci una recensione su.
    Purtroppo invece pare che basti, la tua non è la prima che mi capita di leggere (parlo di fumetti ma vale anche per i romanzi) mi sembra che la capacità di critica stia perdendo quasi completamente gli argomenti, quelli validi.
    Una mezza argomentazione può essere quella di essere “ripetitivo”, anche se non mi sembra che sia il termine adatto e la trovo comunque un po’ strana, a me sembra che il ragazzo tenda a mantenere, con onesta semplicità, solo gli argomenti che meglio conosce, che per carità, talvolta possono risultare noiosi o alieni (per a me ad esempio che dei centri sociali o della periferia romana non so veramente nulla), ma che lo tengono sempre ben distante dal ruolo di tuttologo, cancro dei nostri giorni.
    Superfluo dire che Zerocalcare tutto è fuorché tenebroso ed ermetico: come può un eterno ragazzino che si nutre solo di plumcake risultare tale?
    Insomma, speravo meglio da quella singola stellina.

    • chilegge Reply

      Grazie per il tuo commento, Giovanni: cercherò in futuro di spiegarmi meglio e di essere più critica! Fa piacere ricevere un riscontro. 🙂 Quello che volevo mettere in evidenza (più che scrivere una recensione) era che ogni volta che viene scoperto un nuovo talento, subito i media (vedi XL, Repubblica, Wired, etc) si fiondano a scrivere recensioni positive, come se non è possibile che zero non piaccia a qualcuno. E tutti si adeguano, come se dovessero rispettare un copione già scritto. E’ questo che non mi piace: quando su Anobii leggo le recensioni di un fumetto che mi piace, di solito ci sono anche molte recensioni negative, o poco convinte: ed è normale, è giusto così. Non sarebbe logico se un fumetto o un libro piacesse a tutti. Mi sembra un po’ come la follia per l’iPhone: lo vogliono tutti, piace a tutti, piace anche a me. Insomma, volevo solo rivendicare il mio diritto a dire: Non mi è piaciuto! Tutto qui 🙂

    • chilegge Reply

      Ah, non sapevo! Allora ha fatto bene ad aprire il blog 😀

  2. Anche io sono arrivato da queste parti seguendo la stellina di Anobii; io personalmente ne dare 2 e mezza.

    Dei cinque, ma uno è una raccolta dal blog, è il suo lavoro più debole. Non solo perché si ride poco, ma perché nemmeno riesce a renderti davvero triste.
    Io non nascondo di aver fatto scivolare qualche lacrima durante la lettura della Profezia dell’Armadillo e di Un Polpo alla gola, qui nulla o quasi.

    Non sono invece del tutto d’accordo sul fatto che dia il suo meglio nel blog, che ovviamente mi piace molto, ma non nascondo di aver provato una certa delusione alla fine di Dimentica il mio nome.

    …il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette (CIT!)

  3. Alessandro Reply

    Ti do ragione. Sto leggendo il fumetto e va lento, non si capisce, è confuso… troppi nomi, troppe metafore. Chi sono ste volpi, sti mostri? Non si capisce. Sinceramente leggere di gente che addirittura si è commessa per le storie precedenti… mi lascia basito. Che ci sarebbe da piangere?

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